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Diagnosi e prevenzione delle infezioni genitali: specialisti a Bari

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Una visita specialistica urologica costituisce, per gli uomini di tutte le età, un importantissimo strumento per la prevenzione di infezioni genitali, delle malattie della prostata e di tutte le principali patologie dell'apparato riproduttivo. Il dottor Antonio Vitarelli, medico chirurgo specializzato in andrologia e urologia, effettua nei suoi studi di Bari, Casamassima e Statte, visite urologiche ed esami diagnostici approfonditi mettendo a vostra disposizione la sua competenza e operando con serietà e grande attenzione alle esigenze del paziente per la cura delle disfunzioni sessuali maschili. 
Di seguito, alcuni dei principali disturbi trattati dal medico. 
  • Stenosi uretra anteriore

    La patologia è determinata dal restringimento del tubo uretrale dovuta alla cicatrizzazione dei tessuti con la conseguenza di problemi nel passaggio di urina e sperma. 

  • Stenosi uretra posteriore

    La malattia consiste nel restringimento del canale uretrale posteriore dovuta a problemi prostatici come prostatite, sclerosi del collo vescicale, ingrossamento benigno della prostata e tumore della prostata.

  • Ipospadia adulto

    Tale disturbo è generato dall'insufficiente sviluppo dell’uretra col conseguente posizionamento del meato sulla faccia ventrale del pene o, in casi limite, nello scroto o nel perineo. 

  • Ipospadia fallita

    Nell’ipospadia il meato uretrale si apre sulla faccia inferiore del pene, più in basso rispetto alla punta del glande. Questo è risultante da anomalie dello sviluppo fetale, di solito provocate dall’insufficiente apporto di testosterone e quindi dalla prevalenza di estrogeni e progesterone. L’ipospadia si claassifica in base alla sede del meato uretrale:

    • Glandulare: il meato si apre sul glande
    • Coronale: il meato si apre sul solco che separa il glande dall’asta del pene
    • Peniena: l’uretra sbocca in corrispondenza dell’asta
    • Penoscrotale e perineale: sono i casi più complessi, con il meato che si apre in corrispondenza dello scroto o del perineo.

    L’anomalia dello sbocco del meato si accompagna spesso ad altre alterazioni dell’uretra, come stenosi. L’intervento chirurgico eseguito in età infantile è necessario per proteggere il paziente non solo da danni all’apparato urinario determinati dalle stenosi, ma anche dai profondi effetti psicologici, sociali ed emotivi che possono provocare l’alterazione dei genitali e dello schema corporeo. La chirurgia correttiva dell’ipospadia è gravata anche da un alto tasso di complicanze: l’utilizzo della cute dello scroto potrebbe provocare, alla pubertà, la crescita di peli intrauretrali, la formazione di pliche, diverticoli e calcoli uretrali; il tasso di recidiva di stenosi è molto alto ed espone il paziente al rischio di sviluppare una uropatia ostruttiva.

    La valutazione del paziente prevede una attenta anamesi, una visita urologica completa e l’esecuzione di alcuni esami: l’uroflussometria per valutare la forza del mitto ed eventuali ostruzioni; la cistoscopia e la cistografia servono a valutare morfologicamente l’uretra.

    I pazienti affetti dalla condizione di ipospadia fallita possono essere operati in età adulta per correggere il difetto: l’ampliamento dell’uretra con mucosa buccale o con sottomucosa intestinale di suino e la meatoplastica possono restituire una vita normale.

  • Incurvamento penieno

    L’incurvamento penieno o malattia di La Peyronie è una malattia del tessuto connettivo che colpisce la fascia fibrosa del pene. La malattia provoca dolore all’erezione, incurvamento del pene, disfunzione erettile, accorciamento e diminuzione del diametro. L’eziologia è ancora ignota ma è ipotizzata la correlazione con microtraumi occorsi durante il rappporto sessuale ed altre malattie del connettivoLa placca è caratterizzata da due fasi:

    • Fase attiva: in cui prevale la componente infiammatoria, con dolore e disturbi dell’erezione
    • Fase stabile: in cui la placca è calcifica e l’incurvamento stabile, con difficoltà o impossibilità alla penetrazione.

    La diagnosi, necessaria quando inizia a manifestarsi l’incurvamento, può essere fatta con l’ecografia peniena che permette di identificare la placca e la sua posizione. L’ecografia può anche essere condotta dopo iniezione di prostaglandine, per ottenere una erezione farmacologica. 

    Il trattamento della patologia può essere farmacologico, con l’iniezione intralesionale di farmaci come la collagenasi di Clostridium Hystoliticum o chirurgico, con un intervento di corporoplastica di raddrizzamento. 


  • Disfunzione erettile

    La disfunzione erettile è una patologia che affligge la popolazione maschile definita come l’incapacità di raggiungere e/o mantenere l’erezione per completare il rapporto sessuale. Il rischio di sviluppare questa malattia aumenta con l’età o con alcune condizioni particolari: malattie cardiovascolari, l’uso di alcuni farmaci, l’obesità e il fumo. 

    I disturbi dell’erezione possono avere una base organica, ma anche una base psicogena. Il 60% dei pazienti che lamentano disfunzione erettile presenta una causa sottostante come anomalie vascolari, neurogene, ormonali, alterazioni della muscolatura liscia. Il 40% dei pazienti, al contrario, presenta una base esclusivamente psicogena.

    La disfunzione erettile su base vascolare si riscontra in pazienti affetti da iperlipidemia, obesità, diabete mellito, aterosclerosi, ipertensione ed utilizzo di sostanze. Le cause neurogene possono essere ricondotte a chirurgia pelvica, radioterapia, malattie neurologiche (sclerosi mulltipla) diabete. Le alterazioni ormonali come l’ipogonadismo si traducono in un calo della potenza sessuale e della libido. La DE su base psicogena è molto comune in pazienti che soffrono di depressione o che fanno uso di farmaci ansiolitici e antidepressivi.

    L’inquadramento della disfunzione erettile prevede una attenta anamnesi, con particolare attenzione agli aspetti fisici, farmacologici e anche psicologici, l’utilizzo di esami di laboratorio (ad es. dosaggio del testosterone) e di esami specialistici (ad es. ecocolordoppler penieno). 

    Il trattamento della disfunzione erettile prevede più linee di intervento: la terapia orale con inibitori delle 5-PDE (sildenafil, tadalafil…), la terapia intracavernosa con iniezione di prostaglandine, il posizionamento di una protesi peniena.

  • Disfunzioni sessuali maschili

    Le disfunzioni sessuali maschili possono essere di origine fisica o psicosessuale e richiedono un approccio specifico con test e valutazioni individuali e di coppia.  

  • Infertilità maschile

    L’infertilità maschile è l’incapacità di un uomo di generare figli. Il 20% dei casi di infertilità in una coppia sono da attribuire all’uomo. È un problema che riconosce diverse cause: traumi dei testicoli, varicocele, disfunzione erettile, ipogonadismo, l’esposizione a sostanze tossiche e le abitudini voluttuarie come il fumo o l’alcool. Una coppia viene definita infertile quando non riesce ad ottenere un concepimento dopo 9-12 mesi di rapporti non protetti. 

    Il primo esame a cui sottoporre un paziente che abbia un sospetto clinico di infertilità è lo spermiogramma. Questo esame, che si esegue sull’eiaculato raccolto dopo almeno 72 ore di astinenza sessuale, permette di valutare il volume del campione, la conta, la motilità e la forma degli spermatozoi (le cellule specializzate responsabili della fecondazione dell’ovulo). Può anche essere utile valutare i livelli di alcuni ormoni: FSH, LH e testosterone. Qualora si sospetti varicocele (una patologia determinata dalla dilatazione dei plessi venosi che drenano il sangue dai testicoli) sarebbe necessario eseguire un ecodoppler scrotale. Alcuni casi selezionati richiedono l’esecuzione di unna biopsia testicolare.

    La terapia dell’infertilità maschile può essere, a seconda delle cause, medica o chirurgica: integrazione ormonale con testosterone, ricanalizzazione delle vie seminali con tecniche microchirurgiche o correzione tramite embolizzazione di un varicocele.

    Nel caso in cui l’infertilità sia legata a disturbi severi dell’eiaculazione, si può ricorrere alla crioconservazione del seme e successiva fecondazione assistita.

  • Criptorchidismo

    Il criptorchidismo è una alterazione dello sviluppo dei genitali maschili, rappresentata dalla mancata discesa del testicolo nello scroto, sua sede naturale. Questa è di solito una condizione congenita, che viene già riconosciuta dallo specialista pediatrico, al momento dell’esame obiettivo con ispezione e palpazione dello scroto. Il testicolo è un organo che durante lo sviluppo fetale si forma in addome e solo in seguito discende nello scroto. Il criptorchidismo è bilaterale (mancata discesa di entrambi i testicoli) in un terzo dei casi, monolaterale nei restanti due terzi e in questo caso è più frequente la mancata discesa del destro. Il testicolo può collocarsi in un punto qualsiasi del percorso che compie, dal rene fino allo scroto. La maggior parte delle volte si può trovare nel tessuto sottocutaneo della regione inguinale o subito prima del canale inguinale. In questo senso si distinguono due condizioni:

    • Il testicolo ritenuto: localizzato in un punto qualsiasi fra il rene e l’anello inguinale esterno
    • Il testicolo ectopico: testicolo disceso oltre l’anello inguinale esterno ma ancora fuori dallo scroto.

    Il bambino in cui non si è ancora verificata la discesa del testicolo alla fine del primo anno di vita è da considerare patologico ed è candidabile ad intervento chirurgico. La mancata discesa del didimo è associata il più delle volte alla prematurità neonatale o a quadri di sindromi genetiche o malformative. 

    La correzione chirurgica è necessaria: il testicolo, probabilmente per l’esposizione a temperature più alte all’interno della cavità addominale, potrebbe funzionare male, provocando infertilità. Nei pazienti affetti da criptorchidismo è anche aumentato il rischio di degenerazione neoplastica. L’intervento consiste, a seconda della sede e delle condizioni dell’organo, nel riposizionamento o nell’asportazione chirurgica dello stesso. 

  • Tumore della prostata

    Il tumore della prostata è la neoplasia solida più comune nel paziente maschio. Una persona su sei nella popolazione generale rischia di ricevere diagnosi di tumore della prostata nell’arco della vita. Questa malattia nella maggior parte dei casi è clinicamente silente fino agli stadi più avanzati. In alcuni casi può manifestarsi con disturbi della minzione come bruciore ed ematuria o con emissione di sangue nello sperma. La malattia metastatica si può manifestare con dolori ossei. 

    La probabilità di contrarre il tumore alla prostata aumenta sopra i cinquant’anni di età, per questo motivo è raccomandata l’esecuzione annuale del dosaggio del PSA totale e di una visita urologica con esplorazione rettale. Qualora lo specialista urologo abbia il sospetto clinico o laboratoristico di tumore della prostata può consigliare al paziente di sottoporsi ad agobiopsia prostatica, con o senza risonanza magnetica della prostata.

    Il percorso terapeutico del carcinoma prostatico prevede un colloquio con il paziente per decidere la migliore strada percorribile in base alle caratteristiche della malattia: la prostatectomia radicale (la rimozione chirurgica in blocco della prostata e delle vescicole seminali), la radioterapia della prostata, l’avviamento di un protocollo di sorveglianza attiva (per monitorare tumori a basso rischio di progressione clinica) o l’avviamento di una terapia medica.

    La prostatectomia radicale è un intervento che è stato radicalmente rinnovato e modificato dall’avvento della chirurgia robotica: l’utilizzo del robot Davinci permette di risparmiare le strutture anatomiche necessarie per la continenza e l’erezione. 

  • Tumore del testicolo

    Il tumore del testicolo è una malattia rara, che colpisce circa 9 uomini su 100000. Circa il 90% delle neoplasie primitive del testicolo è costituito da tumori a partenza dalle cellule germinali, il resto deriva da cellule del Leydig, del Sertoli e da gonadoblastomi. La probabilità di contrarre un tumore del testicolo durante la vita per un paziente è dello 0.2% e la sopravvivenza negli ultimi anni è enormemente aumentata grazie alle nuove strategie terapeutiche. Solamente l’1% delle neoplasie del testicolo è bilaterale e il più forte fattore di rischio per questa patologia è il criptorchidismo. Le metastasi sono prima di tutto linfonodali, ai linfonodi intercavoaortici a destra, paraortici a sinistra.

    Il primo sintomo con cui si presenta è un graduale aumento non doloroso di volume del testicolo, accompagnato da un senso di peso. Il ritardo nella diagnosi è correlato con la comparsa delle metastasi e l’autopalpazione è fondamentale. Il dolore testicolare acuto è presente solo nel 10% dei casi e potrebbe essere correlato con una emorragia intratesticolare. Solo il 10% dei pazienti presenta sintomi relativi alle metastasi, come dolore lombare (legato alla infiltrazione delle radici nervose), tosse e dispnea (polmoni), dolori ossei.

    L’iter diagnostico della malattia prevede in prima istanza l’autopalpazione, con cui il paziente apprezza un amento delle dimensioni e della consistenza del testicolo. Nel sospetto di tumefazione testicolare, il ruolo dell’urologo è fondamentale. Lo specialista esegue l’esame obiettivo del testicolo, con ispezione e palpazione dell’organo e l’ecografia scrotale per evidenziare eventuali lesioni espansive. Gli esami ematochimici possono evidenziare alcuni parametri (aumento di LDH, alfafetoproteina, gonadotropina corionica) che possono orientare la diagnosi. La TC total body è utile per un corretto inquadramento e stadiazione della malattia.

    La terapia prevede l’eliminazione della massa tumorale tramite un intervento di orchifunicolectomia. Un esame istologico estemporaneo intraoperatorio nei casi dubbi permette di conoscere la natura della malattia. Nei pazienti in cui vi sia dimostrazione di malattia metastatica la chemioterapia sistemica ha notevolmente aumentato la sopravvivenza.

  • Tumore del pene

    I tumori del pene rappresentano meno del’1% dei tumori dei pazienti di sesso maschile, con una grande varietà rispetto alla collocazione geografica e sono molto più comune nella sesta decade di vita. Il principale fattore di rischio per questa patologia è la scarsa igiene: una delle possibili teorie è che l’infiammazione cronica causata dall’accumulo di smegma sotto un prepuzio fimotico. Questa ipotesi è corroborata dal fatto che non vi sono casi descritti di tumore del pene in pazienti circoncisi alla nascita. È stata suggerita anche una causa virale, con un meccanismo simile al carcinoma della cervice uterina. 

    Esistono delle condizioni precancerose che precedono lo sviluppo della malattia vera e propria: la leucoplachia, la balanite xerotica (più comune nei pazienti diabetici), i condilomi acuminati giganti, la malattia di Bowen. Queste lesioni possono apparire come macchie biancastre, lesioni vegetanti, aree rossastre ed ulcerate. 

    La maggior parte dei tumori del pene è costituito dal carcinoma a cellule squamose. La sede più frequente è il glande, seguito dal prepuzio e dall’asta. Il carcinoma verrucoso rappresenta il 5-10% dei casi di carcinoma del pene, con caratteristiche molto simili, ma ad una osservazione attenta al microscopio i margini appaiono molto più netti e non infiltranti come nel caso del carcinoma squamoso.

    Il carcinoma invasivo del pene inizia come una lesione papillare o ulcerata che gradualmente si estende a tutto il glande e l’asta del pene. La fascia di Buck rappresenta l’ultima barriera all’invasione dei corpi cavernosi e quindi all’invasione ematica e linfatica. La disseminazione primaria è linfatica: i linfonodi coinvolti sono gli inguinali, superficiali e profondi. Le metastasi a distanza, che si manifestano in meno del 10% dei casi, sono polmonari, epatiche, ossee e cerebrali. 

    La diagnosi prevede l’ispezione da parte dello specialista urologo, che può consigliare una biopsia della lesione del glande. La TC e la scintigrafia ossea sono utili per identificare eventuali secondarismi.

    Il trattamento prevede la penectomia, parziale o totale ed una eventuale ricostruzione o perineostomia. Il trattamento della malattia linfonodale prevede l’asportazione dei linfonodi inguinali. Per la malattia sistemica quattro chemioterapici hanno dimostrato una buona attività nei confronti di questa neoplasia: bleomicina, metotrexatee, cisplatino e 5-fluorouracile.

    Il tasso di sopravvivenza a 5 anni, nelle malattie non metastatiche è del 65-90%. Per i pazienti che hanno linfonodi inguinali positivi, il tasso di sopravvivenza scende al 30-50%, per linfonodi iliaci positivi a meno del 20%.

  • Iperplasia prostatica benigna

    L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia che colpisce gli uomini al di sopra dei 40 anni di età e consiste in un aumento del volume della prostata, che impedisce di condurre una fisiologica minzione. Il paziente affetto da IPB accuserà aumento della frequenza delle minzioni, sensazione di incompleto svuotamento e la necessità di alzarsi spesso la notte per urinare. La ritenzione cronica di urine può predisporre ad infezioni delle vie urinarie, alterazioni della vescica e danni renali. Nei casi di ostruzione severa potrebbe essere necessario posizionare un catetere transuretrale per garantire il drenaggio di urina dalla vescica. 

    La diagnosi viene effettuata stimando ecograficamente il volume della prostata e dell’adenoma (la parte centrale dell’organo) ed eseguendo una uroflussometria, che permette di valutare la forza del mitto, il volume urinario emesso e il volume residuo in vescica. I paziente più complessi, in cui si sospettano alterazioni funzionali della vescica e per cui è necessario un ulteriore approfondimento diagnostico possono essere avviati a esame urodinamico.

    Questa patologia può essere trattata con terapia farmacologica, assumendo dei farmaci che aiutino a ridurre il volume della prostata o a rilassare il collo della vescica, permettendo cosi di urinare. Per i casi in cui la terapia medica risulti inefficace è possibile ricorrere alla chirurgia: la resezione transuretrale dell’adenoma prostatico ostruente con resettore elettrico o con tecnologia laser (Ho:YAG laser, Greenlight) rappresentano il trattamento di scelta, per la bassa invasività e il basso tasso di complicanze.

  • Infezione delle vie urinarie

    Questo gruppo di patologie di ambito urologico comune ad entrambi i sessi è sostenuto dalla colonizzazione da parte di agenti patogeni delle vie urinarie, dall’uretra fino al rene. Sono malattie più comunemente ad eziologia batterica e il patogeno coinvolto più di frequente è L’Escherichia Coli, un batterio commensale del nostro intestino. Altri microrganismi coinvolti sono Proteus mirabilis, K. Pneumoniae e le enterobacteriacee. I batteri possono colonizzare l’apparato urinario per via retrograda, per contaminazione ematica o linfatica. I sintomi caratteristici dipendono dalla sede di infezione: vescica, prostata, rene e uretere. 

    Fattori di rischio per le infezioni delle vie urinarie sono: il sesso femminile, una vita sessuale intensa, il diabete, l’età avanzata, le malformazioni dell’apparato urinario, la compromissione del sistema immunitario, le derivazioni urinarie, l’ospedalizzazione e l’utilizzo di device medicali (cateteri, stente cc.).

    Le infezioni della vescica sono comunemente note come cistiti e si manifestano con dolore alla minzione, bruciore, frequenza e urgenza minzionale. Possono essere presenti ematuria e febbricola. Sono più comuni nelle donne, per la minore lunghezza dell’uretra che rende l’organo più suscettibile alla colonizzazione batterica. 

    Le infezioni del rene sono molto meno comuni ma molto più pericolose per il paziente. La via di accesso dei batteri all’organo può essere retrograda o ematogena. La malattia si manifesta con febbre alta e dolore sordo in regione lombare. Possono essere presenti urine fetide, piuria e bruciore alla minzione. La complicanza più temibile della pielonefrite è rappresentata dall’ascesso renale: questo è una colliquazione dei tessuti renali, che può estendersi anche ai tessuti vicini e rappresenta un serio pericolo per la vita del paziente. L’ascesso renale è una condizione seria, meritevole di esplorazione chirurgica.

    Le prostatiti sono la più comune infezione del basso tratto urinario nell’uomo: la prostatite acuta si manifesta con bruciore alla minzione, urgenza minzionale e febbre alta. La palpazione digitorettale della prostata permetterà di apprezzare un organo di consistenza diminuita ed estremamente dolente alla palpazione. La prostatite cronica è una patologia dai sintomi più attenuati e che si può manifestare con dolore pelvico cronico. La prostatite cronica non riconosce sempre una eziologia esclusivamente batterica.

    Dal punto di vista della diagnostica vi sono esami di laboratorio e strumentali che possono orientare e confermare la diagnosi: 

    • Esami ematochimici: possono evidenziare un aumento dei globuli bianchi e degli indici di infiammazione;
    • Esame delle urine: evidenzia la presenza di batteri e globuli bianchi nelle urine;
    • Urinocoltura: è utile per identificare il germe responsabile dell’infezione e testarne la sensibilità agli antibiotici
    • L’ecografia: è un esame di primo livello utile per identificare gli ascessi a livello del rene o della prostata o valutare il residuo post minzionale dei pazienti
    • La cistografia: permette di valutare un eventuale reflusso vescico-ureterale, fattore predisponente per le infezioni ascendenti del rene;
    • La TC dell’addome con e senza mezzo di contrasto: permette di stabilire la presenza di patologie malformative delle vie urinarie, di ascessi renali e della loro estensione, per una eventuale drenaggio o aggredibilità chirurgica.

    La terapia medica delle infezioni delle vie urinarie prevede l’utilizzo di antibiotici (eventualmente mirati grazie all’antibiogramma) prescrivibili per terapie domiciliari o che richiedano l’ospedalizzazione, in base al profilo di sensibilità. La terapia chirurgica si rende necessaria nel caso di ascessualizzazione: gli antibiotici hanno una scarsa capacità di penetrazione dell’ascesso e questo rende il drenaggio dello stesso indispensabile. 

  • Prostatite

    La prostatite si manifesta in quattro forme diverse: prostatite batterica acuta e prostatite batterica cronica, prostatite non batterica o sindrome dolorosa pelvica cronica, prostatite asintomatica infiammatoria.

  • Eiaculazione precoce e altri disturbi

    L’eiaculazione precoce è un disordine della sfera sessuale maschile e potrebbe essere definita come la difficoltà o impossibilità da parte di un uomo di esercitare controllo volontario sull’eiaculazione. È uno dei disturbi sessuali più frequenti e si stima che sino al 70% dei pazienti abbia sofferto di questo problema nell’arco della vita. Può essere distinta fra primaria e secondaria: una insorta all’inizio dell’attività sessuale del soggetto, l’altra dopo un periodo di funzione sessuale normale. Il disturbo può anche essere distinto in situazionale o generale, a seconda che si presenti ad ogni rapporto sessuale o solo in particolari situazioni.

    La più recente definizione, secondo la medicina basata sulle evidenze, risale al 2005 e definisce chi è affetto da eiaculazione precoce colui il quale eiacula a meno di un minuto dall’inizio della penetrazione.

    Le cause possono essere sia psicologiche ed emotive che organiche: ipersensibilità del glande, frenulo corto, prostatite e altre infezioni delle vie urinarie.

    Il trattamento può essere psicosessuologico, con sessioni di counselling, anche di coppia, o farmacologico. Il trattamento farmacologico può essere topico o sistemico: spray a base di anestetici locali, farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale come gli SSRI. 

  • Varicocele

    Il varicocele è una dilatazione della vena gonadica del testicolo che determina una alterazione circolatoria. Può manifestarsi in maniera asintomatica o dolorosa, determinando, in taluni casi, l'infertilità. 

  • Condilomatosi genitale

    Le verruche genitali, note anche col nome di condilomi acuminati, sono infezioni genitali che si manifestano come escrescenze visibili su cute e mucose. Sono una conseguenza del papilloma virus, causa di alcune diffuse malattie a trasmissione sessuale.

 Per la prevenzione e la terapia di disturbi eiaculatori e delle infezioni genitali richiedete un appuntamento in studio!

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